martedì 16 agosto 2016

Alastair Crooke - Trump ed i calcoli politici siriani come minaccia alla politica estera statunitense



Traduzione da Conflicts Forum.

Sì, come sappiamo anche noi tutti, Hillary Clinton ha ricevuto questa settimana l'investitura ufficiale come candidato presidenziale del Partito Democratico alle prossime elezioni. La sua candidatura è stata decisa dal partito molto tempo prima che la competizione avesse inizio, ed il partito ha usato ogni mezzo a disposizione, sia alla luce del sole che dietro le quinte, per essere sicuro che nulla, e men che meno la volontà popolare, intervenisse ad impedire che le cose andassero in questo modo.
Cosi si è espresso un commentatore statunitense in riferimento alla determinazione che lo establishment statunitense sta profondendo affinché lo status quo rimanga quello che è, vada come vada. Che cosa ha a che fare una cosa del genere con il Medio Oriente? Bene, sulla stessa falsariga e sempre lontano dalla pubblica ribalta, due influenti figure dello establishment hanno già staccato la spina agli arruffati e confusi tentativi fatti di straforo da Obama e da Kerry per mettere un freno alla "nuova" guerra fredda montante cercando un qualche modo per collaborare con i russi in Siria.
Secondo i timori dello establishment la collaborazione in Siria è cosa che non deve diventare un precedente per eventuali nuove occasioni di cooperazione con la Russia che potrebbero far scendere la tensione in altre zone, come l'Ucraina o le Repubbliche Baltiche.
Lo scorso venerdì allo Aspen Security Forum il direttore della CIA John Brennan ha detto: "...Abbiamo bisogno di avere una qualche certezza sul fatto che Assad si sta avviando al capolinea. Ci può essere un periodo di transizione, ma c'è bisogno che sia chiaro che Assad non fa parte del futuro della Siria. Finché questo non succederà, fino a quando non si sarà preso atto della necessità di questa transizione, i siriani moriranno e continueranno a morire."
Lunedi scorso il Segretario alla Difesa Ash Carter ha parlato dei risultati della tornata di colloqui tenuti da Kerry con il Presidente Putin a Mosca, nel corso dei quali pare sia stato raggiunto un qualche cauto accordo sulla costituzione di una sala controllo operativo congiunta in Giordania in cui dovrebbe rientrare personale russo e personale statunitense per la lotta contro lo Stato Islamico. A suo dire,
"Speravamo che [i colloqui di Kerry a Mosca] avrebbero favorito una soluzione politica e l'avvio di una transizione che mettesse fine alla guerra civile, che è fonte prima di tutta le violenze in Siria, e che poi combattesse gli estremisti e non l'opposizione moderata che invece deve fare parte del processo di transizione," ha detto Carter durante una conferenza stampa al Pentagono tenuta col generale Joseph Dunford, presidente dello Stato Maggiore congiunto. "Invece sono ben lontani da una cosa del genere."
Quando un inviato ha fatto notare a Carter che sembrava poco entusiasta per quanto stava facendo Kerry, lo stesso Carter ha risposto: "No, io sono vivamente compiaciuto dell'idea che i russi si schierino a nostro fianco e facciano le cose giuste. E penso che sarebbe stata una buona cosa se l'avessero fatto. Credo però che siamo lontani dal far assimilare ai russi quest'ordine di idee. Proprio a questo sta lavorando il Segretario Kerry."
La risposta di Carter ha spinto John Batchelor del The Nation<7i> a concludere: "Quale parte di 'no' Kerry non capisce? Gli hanno sbattuto la porta sul viso, e basta."
Certo, gli hanno proprio sbattuto la porta sul viso. Una porta sbattuta in faccia anche ad Obama, e sbattuta di proposito. Tutto il rapporto di Kerry e di Obama con Sergej Lavrov e col Presidente Putin si basava sul presupposto di lasciare da parte la questione del futuro del Presidente Assad e di concentrarsi invece sul combattere le forze di quella che adesso si chiama an Nusra e dello Stato Islamico. Dall'inizio dell'anno a questa parte questi sono stati gli argomenti in discussione. Nulla per cui Brennan e Carter possano incendiarsi di entusiasmo. Porre condizioni alla collaborazione con i russi in modo che "si schierino a nostro fianco e facciano le cose giuste" significa pretendere che gli Stati Uniti dettino la linea in ogni particolare, ivi compresa la questione dell'allontanamento di Assad dal potere; questo mina ovviamente ogni tentativo di accordo con Mosca cui Kerry possa cercare di arrivare.
Sull'altro fronte, e al contrario di quello che John Batchelor fa pensare, è possibile che Kerry abbia una perfetta conoscenza del gioco di Carter e di Brennan: sembra che Kerry abbia fatto ogni sforzo per portare Mosca al tavolo della diplomazia e perché al centro della questione ci fossero gli accordi di cessate il fuoco. Un modo per prendere tempo perché Carter e Brennan invece hanno usato le aperture di credito ottenute per dare spazio alla riorganizzazione e al riarmamento dei ribelli siriani che combattono contro il governo. Kerry era perfettamente consapevole del fatto che gli USA hanno inviato agli insorti qualcosa come tremila tonnellate di armamenti dopo l'inizio dei cessate il fuoco a febbraio. Kerry aveva cercato di presentare in seguito la cosa ai russi come un fastidioso pasticcio amministrativo, qualcosa che aveva a che fare con la conclusione di un progamma di sostegno...
Un autorevole esperto degli eventi militari siriani, il blogger di Moon of Alabama, ha scritto: "Lo stato maggiore russo fin da aprile ha reso noto il fatto che Al Qaeda in Siria, vale a dire Jabhat an Nusra o Fateh al Sham, ed i vari gruppi jihadisti ad essa connessi stavano progettando un attacco su ampia scala contro Aleppo. Un comandante di al Qaeda ha confermato l'esistenza di questo piano a lungo termine in una riunione preparatoria tenuta assieme ai suoi uomini prima dell'attacco attualmente in corso".
"Questo getta una nuova luce sui lunghi colloqui che il Segretario di Stato Kerry ha avuto per mesi con la sua controparte russa. Gli Stati Uniti hanno cercato di esimere al Qaeda dagli attacchi russi e siriani, nonostante esista una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che reclama lo sradicamento di al Qaeda e la riconquista delle aree controllate dallo Stato Islamico. Gli Stati Uniti hanno poi abbozzato una controproposta: combattere insieme al Qaeda, con le forze russe e quelle siriane sotto comando statunitense. In questa sede abbiamo definito questa proposta come una fallace assurdità. Sembra ora che tutto questo servisse a tirare in lungo le discussioni, per dar modo ad al Qaeda di prepararsi per l'attacco adesso in corso [ovvero l'attacco diretto contro l'Esercito Arabo Siriano ed i suoi alleati intenti a togliere l'assedio a quella parte di Aleppo rimasta sotto il controllo jihadista]" scrive Moon of Alabama.
In ogni caso i lunghi negoziati di Kerry con i russi, che avessero o meno il fine essenziale di ottenere rispetto per le pedine statunitensi sul terreno all'indomani dell'intervento russo, sono serviti ad alleviare le pressioni esercitate su Obama da quei falchi statunitensi che insistono affinché gli USA attacchino direttamente lo stato siriano e il suo precedente in modo da indebolire la compagine statale o da portarla all'implosione.
Il punto è questo. I russi hanno seguito gli ameriKKKani in questo doppio binario  -anche se la cosa gli è costata qualche screzio con gli alleati- al tempo stesso rintuzzando senza sosta le obiezioni ameriKKKane (ed europee) nei confronti di un'operazione militare su vasta scala destinata a liberare Aleppo dall'assedio jihadista e a restituire sicurezza alla città. Il pieno ritorno di Aleppo sotto il controllo dello stato siriano rappresenterà un cambiamento strategico sostanziale. Sembra che le forze governative stiano riuscendo in questo intento, con un sostegno aereo considerevole da parte dei russi. Le perdite degli jihadisti sono pesanti.
Insomma, perché mai Brennan e Carter stanno agitandosi tanto e sono tornati alla vecchia tiritera dell'"Assad deve lasciare" accompagnata da considerazioni strappalacrime del tipo "ci troveremo davanti al fatto che i siriani muoiono... e continueranno a morire" perché Assad, non ha lasciato il potere, proprio nel momento in cui la pretesa di spodestarlo è meno realistica che mai, ammesso che lo sia mai stata?
Quest'ultimo interrogativo, vale a dire a cosa serva tutto questo, ci riporta al punto di partenza: la ferma intenzione dello establishment, democratico e repubblicano, di mantenere lo status quo "con ogni mezzo a sua disposizione". Esso intende anche mantenere, sempre con ogni mezzo a sua disposizione, lo status quo in politica estera. Alcuni leader repubblicani hanno fatto proprio questo intendimento al punto da accantonare le politiche di parte e da sostenere il candidato democratico. Lo scatto di nervi della CIA e del Dipartimento della Difesa su citato in effetti riguarda ben più che la sola Siria. Esso fa parte del tentativo di presentare Trump come un "burattino di Putin", come il "candidato del Cremlino" e come "agente di fatto" (questo, in mezzo alle altre offese).
Alcune potenti figure intendono chiaramente spedire su un binario morto qualsiasi tentativo di calmare questa "nuova" guerra fredda. Gli interrogativi di Trump sull'ostilità verso la Russia, sulla ragion d'essere della NATO e sul costo che per gli USA rappresenta l'essere una potenza mondiale egemone hanno fatto loro gelare il sangue.
Non riesce forse a capire questo Trump, pare dicano queste figure da ancien régime, che un riavvicinamento ed un'intesa con Putin in questo momento potrebbero mandare a gambe all'aria tutto quanto e far collassare tutta la politica estera ameriKKKana? Senza una chiara minaccia russa -minaccia che nella politica di palazzo statunitense è diventata un discorso fisso- che significato ha la NATO? E senza la NATO, perché mai l'Europa dovrebbe "schierarsi a loro fianco e fare le cose giuste"? E se Damasco, Mosca e Tehran riescono ad uscire dal conflitto siriano rafforzate in termini di credito e di prestigio politico, che prezzo dovrà pagare l'ordine mondiale a guida statunitense, basato sulle statunitensi regole?
In particolare, se coloro che lo rifiutano e decidono di rimanere fuori dall'ordine globalizzato scoprono che è possibile farlo e ne risultano rafforzati e dotati di maggior influenza? Se l'ordine politico attuale inizia a perdere colpi, quale futuro attendono la finanza globale a guida statunitense, che è ricca di interconnessioni e che al momento è piuttosto disastrata, e la governance mondiale?
Dovranno morire ancora più siriani non perché il Presidente Assad non è stato spodestato, ma perché lo establishment statunitense intende far sì che la guerra in siria continui fino a quando Hillary -così esso si augura- non si insedierà alla presidenza. Lo establishment farà ogni cosa in suo potere per essere sicuro che Hillary ce la faccia, e perché la possibilità di mantenere l'AmeriKKKa entro l'alveo della sua tradizionale politica estera non le sia preclusa una volta che avrà iniziato il mandato presidenziale.
Il pasticciato tentativo -che nasce ai piani alti- di suggerire che Putin intenda indebolire l'Occidente e che Trump rappresenterebbe lo strumento con cui egli intende raggiungere il suo scopo non è soltanto una boutade da campagna elettorale; è una cosa mortalmente seria e molto pericolosa. Anche questa osservazione sono in pochi a farla, per il timore di essere bollati come "utili idioti" di Putin. La Russia farà i suoi calcoli, ma non ci sorprenderemmo se dovessimo prima o poi constatare che ha messo da parte gli indugi e si sta preparando ad una guerra fredda più serrata, o anche ad una guerra vera e propria.

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